Ausmuteants – Band Of The Future
Etichetta: Aarght! Records - AARGHT037
Paese: Australia
Pubblicazione: 26 Agosto 2016So che è un’opinione impopolare ma a me i side-projects degli Ausmuteants mi stanno sulle palle. Anche gli amatissimi Frowning Clouds, anzi loro prima di tutti! È che questi quattro australiani fuori dal progetto mutante mi suonano troppo derivativi di certi sixties che sì, ci scaldano ancora il cuore come le storie di Guareschi, ma che – in estrema sintesi, hanno stirato i coglioni e saturato il mercato. Perché ascoltarmi un revival dei Monks, dei Troggs o dei Sonics quando ho già i vecchi album – che fra l’altro spaccano decisamente di più? Però quella volta là che i quattro si ritrovano tutti assieme sotto quel magico nome così punk e così dolcemente reietto, ecco che la magia del Natale si ripropone anche il 26 Agosto.
Se “Order Of Operation” del 2014 era un piccolo capolavoro della scena punk mondiale questo “Band Of The Future” impone gli Ausmuteants come il gruppo più muscolare, cazzuto e ispirato del globo garagista.
Sì è vero, sono solo canzonette, e la più lunga dura 2 minuti, e non avrà mai l’impatto di un vero capolavoro generazionale, ma la condizione di fragile equilibrio tra la necessità di esprimere la contemporaneità e la nostalgia del punk moderno, trovano finalmente la loro dimensione in questo album. (Se vi pare poco c’è sempre la collection con i maggiori successi dei Matia Bazar in offerta all’autogrill più vicino.)
Il revival anni ’80 sta coinvolgendo tutte le forme d’arte e non solo la musica. Pensate al cinema con It Follows o alla TV con Stranger Things (ma se ne potrebbero citare decine di esempi, non tutti particolarmente memorabili), ma musicalmente parlando la sua forma più pura e quindi anche limitatamente nostalgica è la synth wave. Se è vero che c’è chi prende i suoni tipici della synth wave per farne qualcosa di unico (penso alle musiche di Cliff Martinez nella prima stagione di The Knick e nel Neon Demon di Refn) la maggior parte delle uscite discografiche sono poco più che stronzate, e hanno il loro epicentro nel Regno Unito. E capite bene che tra UK e Australia, sebbene i chilometri di distanza, c’è qualcosa di più profondo che le unisce e le rende ciò che sono, ovvero la peggior cucina tradizionale del mondo. (Lo so che non c’entra niente ma ci tenevo a specificarlo.)
Già nei loro primissimi lavori gli Ausmuteants rielaboravano le pulsioni synth in un modo tutto loro, mescolando la freddezza di quei suoni alla adolescenziale furia punk con una certa facilità. Forme più elaborate di questo mix nelle terra dei canguri le abbiamo già assaporate: c’è quella eclettica dei Total Control di “Typical System” (2014), o quella dark e cronenberghiana dei Nun, ma mai con il tiro e l’entusiasmo anti-capitalista di questo “Band Of The Future”.
Per quanto la tracklist dell’album abbia in parte dei forti rimandi col passato (titoli come I Hate You e Liars all’aficionados rimandano rispettivamente a Monks e Richard Hell) il dialogo cominciato nel 2014 con le sottoculture del web ora è più un dato di fatto. Si comincia a rotta di collo e si finisce a rotta di collo, una valanga sonora degna dei migliori Minutemen, da una band che non ha la tecnica sopraffina dei californiani ma di certo ne condivide l’impeto e il pessimo gusto in merito di t-shirt.
La presenza del synth è forte come nell’album precedente ma l’amalgama è decisamente più riuscita. I pezzi sono tutti ultra-compatti, non solo per lo scarsissimo minutaggio, ma perché non c’è mai un reale protagonista nella strumentazione: stavolta niente chitarra onanistica né i giri acchiappa-bischeri col synth, è tutto asservito all’espressività di ogni singola traccia. Potenzialmente sono tutti singoli micidiali, ma il mio preferito ℗evedibilmente) è una ironica stoccata alla critica musicale: Music Writers.
Diecimila volte meglio del nuovo e pretenzioso Ty Segall, che come tutta la scena californiana si stanno godendo il loro momento d’oro rammollendosi decisamente, gli Ausmuteants dimostrano di stare ancora sul pezzo. Lo dimostra fattualmente che tra i loro fan eccellenti ci siano band di altrettanto spessore della zona ferrarese (Hallelujah!), scena che in generale dialoga molto bene con il punk australiano e che produce del rumore di livello altissimo (ci sono delle involontarie rassomiglianze anche tra i già citati Total Control e i grandiosi Mirrorism per dire).
Non scomodiamo paroloni per concludere questa così poco professionale recensione, diciamo solo che ci sono poche cose a giro che valgono la pena di essere sparate a mille dallo stereo o in auto come ‘sto disco, ci sono poche cose che vi faranno venir voglia di spaccare tutto come “Band of the Future,“ ci sono poche cose che riprendono la grandezza degli ottanta senza scimmiottarla come gli Ausmuteants. Anzi: non ci sta proprio un cazzo, per cui togli le tue sudicie mani da quella raccolta di ballad metal tedesco e goditi questa musica dal futuro che assomiglia un botto a quella del passato, ma che ci piace di più di entrambe.


