Magnetic Fields – Quickies

Etichetta: Nonesuch
Paese: USA
Pubblicazione: 2020

Quando  un artista arriva al dodicesimo album e questo è pure palesemente un passatempo, il rischio che sia una schifezza così raccapricciante da rivalutare persino “How to Dismantle an Atomic Bomb” è del 99%. Ma per Stephin Merritt e i suoi Magnetic Fields le cose sono andate piuttosto bene, e “Quickies” è un disco che merita di essere ascoltato, apprezzato e (perché no?) amato dissolutamente. 

28 canzoni in 48 minuti, un mondo assurdo e assolutamente demenziale che si legge come un libro, 28 racconti più o meno ispirati e perlopiù acustici, 28 favole idiote in cui niente è preso seriamente, né l’amore né l’odio. Ecco: se Stephin Merritt volesse suonare da un balcone del mio condominio non lo riempirei d’insulti né gli lancerei addosso 33 giri di Ted Nugent, ma ne sarei inaspettatamente contento, perché queste nuove canzoni che rischiano di passare inosservate sono invece urgentemente divertenti. 

È davvero peculiare che il 2020 sia stato l’anno dove il «bedroom rock» è davvero esploso (o quanto meno bussa forte alla porta), robe come Bo Loserr, Tab_ularasa, Epépé, Govier, Free cake for every creature, SLONK, sono solo una piccola fetta di una scena underground che riflette la corrispettiva scena pop che sta maturando su Tik Tok e Bandcamp. Come tutte le etichette anche questa non definisce l’artista quanto il nostro bisogno di mettere ordine e scovare raccordi, strutture, percorsi comuni tra sensibilità apparentemente non troppo diverse. I Magnetic Fields, senza rinunciare ad una produzione di qualità, riescono ad evocare la semplicità di quell’approccio da quattro piste in coda al letto, e anche una certa sfrontatezza adolescenziale, niente di provocatorio sia chiaro, ma strafottenza caotica, voglia di suonare e fare i cazzoni in compagnia.

E così le folli ballate acustiche diThe Biggest Tits in History, My Stupid Boyfriend,Rock ’n’ Roll Guy,Kill a Man a Week, sembrano inni al demenziale che potrebbero essere stati scritti da dei Fichissimi a fine carriera, e laddove la produzione si sente di più si fa incetta di un minimalismo armonico quasi da garage band, come in (I Want to Join a) Biker Gang. Ci sono tante influenze realizzate con affetto, come il cabaret anni ’30 di Evil Rhythm, oppure gli accordi bucolici alla Caravan di Come, Life, Shaker Life!, il risultato è sempre buffo e spiazzante ma senza scomodare alcunché, lineare e rassicurante come l’encefalogramma di Bono Vox.

È un album comodo “Quickies”, come la felpa larga che mettiamo quando vogliamo un po’ di comfort, che puoi sporcare con tutto, dalla maionese ai capelli di Povia, che va bene per tutte le stagioni e se la indossa la tua ragazza è anche meglio – ma finché non la lavi non accadrà mai, te lo volevo dire adesso prima della fine della recensione. Mi pare decisamente arduo affermare che del 2020 ci ricorderemo di “Quickies”, direi che è più facile che album come “Mount Eerie” o “Black Is” abbiano colpito l’immaginario collettivo e la critica, giustamente, ma perché non mettere nel cassetto dei ricordi anche questa compilation di “sveltine”?

Forse è l’arrivo dell’estate che mi rende più benevolo, dopo queste tre ultime recensioni sul blog mi sento come uno stracazzo di Babbo Natale, però che ci posso fare, i Magnetic Fields hanno colpito dove fa più male: al portafoglio cuore! Non sarà un album da heavy rotation mentre in auto vi dirigete in qualche posto sperduto della bassa Romagna, né il disco che metterete per dieci di volte di seguito mentre lavate i piatti, ma è come quel tè caldo che al momento giusto può davvero svoltare la giornata. Grazie Stephin Merritt, ne avevamo proprio bisogno. 

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