Black Country, New Road – For the First Time

Etichetta: Ninja Tune
Paese: UK
Pubblicazione: 2021

Se è vero che gli Idles devono parecchio ai Fall, allora i Black Country, New Road sono rimasti una cover band degli Slint, e se non c’è niente di male nel cominciare su quel solco non è che in seguito abbiano aggiunto poi molto. Non voglio certamente affermare di fronte al plauso universale che critica e pubblico gli stanno tributando che “For the First Time” sia soltanto un copia-incolla ben riuscito, però credo di poter aggiungere una prospettiva quantomeno critica, sopratutto quando in UK si ignora chi ha davvero rielaborato forme e grammatiche, mentre si è sempre pronti ad esaltare la moda del momento.

L’esordio della band londinese gira attorno alla terza traccia, Science Fair, una sorta di manifesto emotivo-estetico. Il binomio tematico è quello delle paturnie adolescenziali e citazioni pop, lo stile invece ovviamente un post rock molto consapevole dei suoi stilemi, sembra quasi di essere nel 1991, Game Boy e Sonic compresi. Tutti i punti di forza sono in primo piano, la voce di Isaac Wood scandisce con malinconia parole mai banali mentre la musica alterna momenti di spaesamento a ritmi ripetuti con chitarre spigolose. Le vere peculiarità di questo disco sono riassumili nell’apporto di Georgia Ellery (violino) nel creare ambienti angoscianti, e nel ruolo della sezione ritmica, che con l’aggiunta di Lewis Evans al sassofono gestisce gloriosamente i momenti ballabili, fortemente ispirati ai lavori di The Comet Is Coming e Moon Hooch. Le svolte più pop, incentrate sui vocalismi che interrompono i tecnicismi strumentali per dare “aria” alla canzone e creare qualcosa di cantabile per i fan, si incastonano senza sforzo, mostrando una maturità compositiva che farà drizzare le orecchie (e non solo) ai fan del post rock più pulito e rifinito.

Le performance live di questa band sono piacevolissime, c’è un affiatamento e una precisione davvero notevoli, la cura per i dettagli non è mai data per scontata, anzi: è praticamente tutto quello che questo gruppo ha da dire.
Ciò che rende bello o interessante questo album era una novità 30 anni fa, ma ri-esplode adesso inseguendo un revival di quelle tensioni inglesi che fecero grande una scena nata per essere periferica. Fino a pochi anni fa in quel del Regno Unito spopolava la dubstep, è adesso parliamo di una scena capitanata da gruppi come i Black Midi, una (apparente) inversione di tendenza piuttosto radicale. Però… però in quel periodo di egemonia discografica della dubstep uscirono diverse cose notevoli, colpevoli di non aver cavalcato nessuna moda spendibile sul momento.

Giusto sei anni a Bristol compariva uno degli esordi più belli della storia recente del rock, ovvero “Big Naturals” dell’omonimo duo. Senza l’intellettualismo di Black Midi e purtroppo sprovvisti di violini, questi due testardi inglesi hanno prodotto un disco unico sotto parecchi punti di vista. L’impatto sonoro di questo album è qualcosa di impressionante anche alla luce dei recenti sviluppi della scena inglese. Con un muro di suono che spazza via le magniloquenti canzoni degli Idles, Gareth Turner e Jesse Webb avevano dato fuoco alle paranoie islamofobiche dei loro compatrioti e a tutta quella rabbia e repressione che da lì a poco si sarebbe trasformata nella Brexit, producendo un coagulo elettrico dove krautrock, punk e improvvisazione trovavano un equilibrio insperabile. Il loro unico difetto è che il rock era momentaneamente passato di moda da quelle parti.

Per farla breve: il fatto è che band come Idles, Black Midi e Big Naturals siano sì figlie di padri e madri ingombranti, non le ha frenate dal mandarle a ‘fanculo nel momento in cui c’è bisogno di scontrarsi con le urgenze del presente, invece i BC,NR ripetono ciò che gli piace aggiungendo poco, pochissimo, restando chiusi dentro un recinto stilistico molto angusto, pur facendolo con grandissima classe e puntando a  riferimenti altissimi (solo io in Track X sento reminiscenze dei Penguin Cafe Orchestra?). È un rock del cervello, ma senza spinta intellettuale, che ricalca immaginari più elaborati e stratificati di quanto riescano ad intuire.

Insomma, ragazzi bravissimi con un futuro assicurato tra i protagonisti del rock più sofisticato, però se volete ascoltarvi qualcosa di nuovo forse è meglio saltare questo turno. 

2 pensieri riguardo “Black Country, New Road – For the First Time”

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