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Ci sono troppi “capolavori”!

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Ho una lista di dieci album che voglio recensire, più tre discografie che ho già incominciato e altre robe. Però no, meglio un post sul perché non voglio più scrivere la parola “capolavoro” per un album contemporaneo, questo sì che interessa, questo sì che vi ossigena il cervello.
A questo punto credo proprio che il mio livello di incapacità di tenere un blog da “1” a “10” sia un bel “Andrea Scanzi”.

Troppe volte nelle scorse recensioni ho parlato di “capolavoro”. Sì. ok, l’unica volta che lo ricordo distintamente è quella su “Order of Operation” degli Ausmuteants, però sono SICURO che ci siano altri casi simili in altri post. Che comunque non rileggerò. Questa recente epidemia di insano entusiasmo verso alcuni album è dovuta a due fattori:

  1. trovo ridicoli e imbarazzanti gran parte degli album usciti quest’anno tacciati di tale insigne, tra cui “Commune” dei Goat (che mi piacevano e mi divertivano finché non me l’hanno menata a dismisura su quanto siano fighi) e l’ultimo dei The War on Drugs (profondo come una pozzanghera, paraculo e rifinito in sala missaggio per piacere a nonne, mamme, zie e papà);
  2. sono stranamente di buonumore, e questo mi porta a scrivere più cazzate del solito.

Tutto questo lo scrivo sul blog perché, come qualcuno ormai avrà capito, questo spazio nel web sta crescendo assieme a me, e non avendo altri mentori* se non i critici musicali che impestano le riviste che leggo e i miei commentatori, cresce a rilento. Una delle cose che ho capito in questi ultimi due anni è che un capolavoro lo si può definire in maniera corretta solo dopo la sua storicizzazione.

Di fronte ad opere particolari come il primo album dei Velvet Underground o “Trout Mask Replica” nel momento in cui erano uscite non era facile approcciarsi, c’è chi le disdegnava (i VU erano proprio ignorati, come si fa con i barboni o coi leghisti) o chi le esaltava, ma personalmente non credo affatto che il primi siano tutti imbecilli mentre i secondi tutti profeti, credo solo che entrambe le categorie fossero dei critici un po’ troppo supponenti.

L’importanza di un album si intravede nella generazione successiva, per la sua influenza positiva. Ovvio, se per Beefheart si può benissimo parlare di un album fondamentale, anche solo per gli effetti nella new wave e il post punk (ma la sua influenza si estende dai Pere Ubu fino ad oggi), ho sei seri dubbi invece sulla discografia dei Deep Purple, che sì, hanno influenzato tantissimo, ma hanno influenzato tantissima merda sopratutto.

Ci sono generi poi che secondo me si auto-escludono direttamente dalla categoria masterpiece, come il suddetto hard rock, che nella sua chiusura concettuale (riff, assolo, voce che fa «aaaAAAaaaaAAAH!», riff, assolo, coda finale di dieci minuti in live) non ha più nulla da offrire, per cui o lo superi trasformandolo in altro oppure fai revival.

Ci sono anche casi di album dimenticati di grande valore, che delle volte hanno persino anticipato delle correnti (Pärson Sound?), devo dire che ancora non so bene come approcciarmi di fronte a tali eccezioni, diciamo che per ora li ritengo solo “grandissimi album” e porto a casa (sono troppo professionale).

Avevamo anche incominciato un discorso sul concetto di capolavoro nel rock, ma il mondo reale non mi aiuta a sviluppare questo spazio virtuale. Vediamo se quest’anno le cose vanno meglio, ma immagino che tutto dipenda solo da me e non da altri fattori.

In questo 2015 ci sarà qualche re-review in più, ovvero tornerò su alcuni album che ho recensito nell’anno appena passato perché in certi casi vanno ridimensionati (“Order of Operation” per l’appunto) in altri approfonditi (l’esordio dei Nun, i Molochs, i Corners, etc…).

Grazie a tutti quelli che ogni tanto passano e lasciano il proprio pensiero, spero sempre che questo sia prima di tutto uno spazio divertente e stimolante, poi magari un giorno sarà persino competente!

*tra gli altri mentori che vorrei citare ci sono: L’Uomo Ragno, Martin Heidegger, Tristram Shandy e Sid Meier.

Ora vado a videogiocare, (adoro far esplodere cose con questo pezzo):